Test rapido coronavirus antigenico

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Quali test per il coronavirus, tra accuratezza e strategia

Molecolari, molecolari rapidi, antigenici, sierologici. Con tamponi naso-faringei, con prelievi di sangue, a breve forse anche con campioni di saliva. Quando si parla di test per individuare le persone infette da SARS-CoV-2 e contrastare quindi la diffusione della pandemia di COVID-19, l’attenzione si concentra il più delle volte solo sul loro livello – più o meno elevato – di accuratezza. Ma le cose sono più complicate di così: molto dipende infatti dal contesto in cui ci si trova e dal motivo per il quale si decide di somministrare i test.

Il test più noto per rilevare il SARS-CoV-2 è quello molecolare, che a partire da un campione prelevato con un tampone naso-faringeo va a cercare la presenza di materiale genetico del coronavirus . In Italia, si è passati dai circa 5.000 test molecolari al giorno di fine febbraio a picchi di oltre 230.000 nel mese di novembre. Questo anche perché i test molecolari offrono la migliore affidabilità; a fronte però di tempi di elaborazione non rapidi e molto variabili a seconda delle circostanze.

In questa prospettiva – dicono gli studiosi – può rivelarsi molto utile un’altra tipologia di test:

quelli antigenici. A differenza dei test molecolari, i test antigenici cercano la presenza del coronavirus identificandone le specifiche porzioni – chiamate antigeni – che attivano il sistema immunitario. Si tratta di un tipo di test che richiede procedure molto più semplici rispetto a quelli molecolari: non è necessario passare attraverso laboratori attrezzati, e i risultati possono essere disponibili nel giro di 30 minuti o anche meno. La performance dei test antigenici è però inferiore rispetto a quella dei test molecolari.

In sintesi, i programmi di screening, anche se fatti con test – come quelli antigenici – che hanno livelli di accuratezza inferiori rispetto ai test molecolari individuali, possono giocare un ruolo importante per individuare i soggetti asintomatici contagiosi e isolarli per il tempo necessario a contenere la diffusione del virus. Negli Stati Uniti, in questi giorni, sono stati approvati con procedura d’emergenza dalla FDA (Food and Drug Administration, l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) test antigenici rapidi autosomministrati come prodotti da banco. Gli esperti americani ritengono infatti che questa strategia di testing poco costosa, insieme ai vaccini, possa rappresentare il giro di boa per il contenimento dell’infezione da SARS-CoV 2, sottolineando che oltre alla frequenza di autosomministrazione diventa determinante la responsabilizzazione di chi si sottopone allo screening per le conseguenti misure di isolamento.

È importante sapere che

Quando ci infettiamo il nostro organismo impiega alcuni giorni prima di produrre gli anticorpi specifici, che poi rimangono in circolazione per parecchio tempo dopo che l’infezione è stata superata ed il virus eliminato.

É molto importante quando si ha qualsiasi dubbio sul proprio stato di salute, sentire il proprio medico che potrà fornire le informazioni necessarie per poter verificare la proprio situazione sanitaria.

Covid-19: quanto dura l’immunità?

Valutare l’immunità naturale e quella da vaccino è fondamentale per capire la durata della protezione. Ad oggi è documentata in almeno 8 mesi dopo l’infezione naturale.

Qual è la definizione di “contatto stretto”?

Il “contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato è definito come:

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano)
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati)
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei